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La Stampa: "Quando gli abiti no gender sono inclusione e territorio"

"Francesca Comino ha creato il brand Takaturna che ora ha uno showroom a Mondovì Piazza. Presto debutterà nei negozi internazionali: "Lo stesso capo esalta le forme di donne e uomini""

«Se l’uomo è un essere vivente che si muove, perché non progettare gli abiti partendo da un corpo in movimento?». Francesca Comino, terza generazione della storica azienda di moda monregalese Linea Donna, punto di riferimento nel settore del prêt à porter dal 1959, a questa domanda ha cercato risposta attraverso lo studio e la sperimentazione. «Ho studiato il manuale di progettazione cinetica dell’Università svedese di Boras, poi con i nostri progettisti abbiamo effettuato analisi dei movimenti biomeccanici naturali del corpo e centinaia di tele per arrivare a capire il valore di un taglio, di una cucitura». Il risultato è quel taglio cinetico che è uno dei tratti distintivi di Takaturna, il marchio che ha fondato in piena pandemia e di cui è direttrice artistica. Dopo un primo periodo di sola vendita online «made to order», lo scorso 30 novembre l’apertura dello showroom nel cuore di Mondovì Piazza e la prossima estate l’approdo nei negozi, che darà l’opportunità di toccare con mano e provare sulla pelle capi dal carattere glocal. 

Di local c’è tanto, a partire da un nome che più piemontese di così non si può, un invito a ricominciare da capo, a tornare indietro a quel taglio cinetico nato negli anni Sessanta e poi oggetto di alterne fortune, tanto che al momento Takaturna è l’unica realtà italiana a utilizzarlo. «Il taglio cinetico arricchisce il capo dandogli un comfort reale e vero e uno stile nuovo. Grazie a questa modellatura i capi Takaturna non hanno un’identità di genere: lo stesso capo esalta la femminilità di una donna e valorizza le forme di un corpo maschile». Local sono anche la produzione, con una filiera più sostenibile possibile, agli antipodi del fast fashion, e il desiderio di costruire un rapporto con il territorio attraverso una serie di eventi sul tema dell’inclusione, uno dei pilastri di Takaturna. «Abbiamo ottenuto la certificazione per la parità di genere e lavoriamo in ottica inclusiva sia nella produzione, sia nella formazione interna, con una sorta di apprendistato per rifugiati politici o persone in fuga da contesti difficili». Per restare sul global, a dare a Takaturna una dimensione e ambizioni di respiro internazionale è colui che da due stagioni si occupa del design delle collezioni, il designer di origine giapponese Naohiko Okawa, che nel suo percorso artistico annovera collaborazioni con brand come Jean Paul Gautier, Chloé, Emmanuel Ungaro e Guy Laroche. È lui a firmare anche «Ancestral Dreamscape», la collezione autunno inverno 2024/2025 che dai primi di marzo sarà disponibile presso lo showroom di Mondovì. Da Piazza al mondo, perché la prossima estate Takaturna debutterà nelle boutique di alta gamma italiane, giapponesi, coreane e nord europee. «Finalmente è arrivato il momento in cui dei capi Takaturna si potrà esperire la libertà di movimento che regalano». Dici movimento, pensi allo sport: molti degli abiti sono versatili e grazie alla loro capacità di garantire traspirabilità e regolazione della temperatura corporea possono essere indossati anche durante l’attività fisica all’aria aperta, dal parkour alla barca a vela.

Articolo pubblicato il 22 Febbraio 2024 su La Stampa

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