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La Repubblica: "Takaturna, la collezione sostenibile e no-gender di Francesca Comino"

“”Taca turna” direbbe un piemontese quando sceglie di ricominciare da capo. Per questo, abbiamo chiamato il
nostro brand Takaturna; già dal nome volevamo sottolineare la nostra voglia di rigenerazione. Anche tornando, perchè no, alle nostre origini”. Francesca Comino è una giovane stilista di Mondovì, in provincia di Cuneo. Figlia d’arte (rappresenta la terza generazione di una famiglia proprietaria di un’azienda che dagli anni 50 confeziona capi di alta moda) ha deciso di creare una linea tutta sua ispirata al concetto di slow fashion e di gender-fluid. Oggi è la
direttrice creativa di Takaturna, il brand nato due anni fa e che ha sfilato a Roma alla Phygital Sustainability
Expo ai Mercati di Traiano. Una due giorni dedicata a stilisti e case di moda impegnati nella ricerca di materiali e artigianalità per creare collezioni a basso impatto ambientale. Francesca Comino e Takaturna rappresentano questa nuova frontiera del made in Italy. L’uso di tessuti naturali, il recupero dell’antico tecnica del taglio cinetico, la decisione di creare un un’unica linea per entrambi i generi, sono le caratteristiche dei suoi abiti.
Ma cosa vuol dire taglio cinetico e perché dobbiamo considerarlo un metodo sostenibile? “Mentre le tecniche sartoriali tradizionali si basano su modelli statici, il taglio cinetico punta sui movimenti naturali del corpo e permette di lavorare i tessuti con una precisione millimetrica che non dà spazio a sprechi. Inoltre, richiede minor tempo di cucitura e stiratura, rendendo il processo altamente efficiente e sostenibile” spiega Comino che mentre ci racconta
la sua collezione, cuce un paio di pantaloni e contemporaneamente spiega ad una collaboratrice come realizzare il modello di un giubbotto praticando un solo taglio al tessuto. Un modello con un solo taglio? “Sì perché in questo modo, quando sarà il momento di rinnovarlo, oppure di allargarlo o stringerlo, ci troveremo davanti a un unico pezzo di stoffa e si sprechera pochissimo tessuto” precisa Francesca Comino. “È una tecnica complessa ma per le sue potenzialità, merita di essere ripresa e diffusa.

LIBERTÀ DI SCELTA: ABITI NO-GENDER
“Indossare un abito è una scelta. È un gesto di libertà personale. Indipendentemente dal proprio genere. Per questo motivo abbiamo deciso che i vestiti creati con il marchio Takaturna sono abiti gender-fluid realizzati attraverso una particolare modellatura che li rende agevoli per chiunque. Noi siamo convinti che i capi di abbigliamento non debbano essere vincolati alla specifica identità di genere, ma debbano rispettare una libertà di espressione individuale. Abbiamo scelto di far si che il nostro design si adatti sia al corpo maschile che a quello femminile, senza togliere una connotazione di genere all’uno o all’altra. Un’estetica contemporanea, fuori dagli schemi che ha vantaggi anche etici e sostenibili: lo stesso capo di abbigliamento può essere indossato da più persone all’interno dello stesso nucleo familiare. Linee semplici e poco sagomate, pochi dettagli, pantaloni dritti, casacche, camice ampie. Ma non solo. Dai cappotti alle t-shirt, ogni capo è progettato per adattarsi al movimento, i tessuti sono naturali come lino, cotone leggero, fino a filati come Econyl®, poliammide riciclato.

LA MODA AL PASSO CON I TEMPI
Ma c’è dell’altro. Takaturna ha scelto di promuovere l’inclusione sociale all’interno dell’azienda e per farlo si è dotata della certificazione per la Parità di genere. Il mondo della moda dunque sempre in grado di stare al passo con i tempi punta gli occhi su questi nuovi brand. Per potersi rigenerare e trovare nuove strade per un Made in Italy sostenibile anche in questo settore. “Taca turna”, come direbbero in Piemonte.

Articolo pubblicato su La Repubblica

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